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Associazione Culturale Scalia

Carro “Follow me” - Categoria A

L’Associazione Scalia Fichera in quest’opera vuole mettere in evidenza un problema mondiale, che pur riconoscendo tantissime vittime, cioè la nuova dipendenza del secolo chiamata”Nomofobia”, crede che non si stia affrontando con le giuste precauzioni: la questione comunicazione veloce, la posta senza busta, i contatti con tutto il mondo in men che non si dica.

Per non parlare delle amicizie di “tastiera”, senza conoscere l’altra parte e quindi, come si ha modo di ascoltare tutti i giorni dai media, si passano guai seri.

Un altro aspetto riguarda il parlare al telefono mentre si è alla guida, o mentre si lavora, ed il risultato sono le tante vittime che ogni giorno si registrano nelle strade e nei luoghi di lavoro. Inoltre vogliamo evidenziare anche la mancanza di relazioni e rapporti umani, che vede tantissimi giovani, anche di piccole età, chiudersi in un mondo parallelo proprio.

Tutto questo ha dei nomi ben precisi: Facebook e i diversi social. E’ in questo frangente che l’associazione vuole affrontare in chiave allegorico grottesco tale problematica. Infatti nella parte anteriore si può osservare una giovane ragazza che sbraita su una grande torta, pensa esclusivamente a postare i propri selfie su Instagram, in modo da ricevere tanti follower, trascurando chi in quel momento la sta festeggiando.

Nella parte anteriore destra dell’opera, possiamo notare la realizzazione di un grosso topo nocivo che in chiave allegorica vuole rappresentare il mouse; mouse che è il pulsante di partenza per entrare nel mondo della rete.

Al centro dell’opera, l’associazione ha pensato di confrontare diverse culture, realizzando un grande personaggio che rappresenta un capo tribù indiano che sino ad oggi, pur essendo ormai piccole civiltà rimaste, considerano il rapporto umano alla base della loro vita. Quindi sorge spontanea una domanda: qual è la via giusta da seguire in un prossimo futuro? L’associazione crede che, seppur il mondo tecnologico sia utile al nostro pianeta e a chi lo abita, sia necessario darsi delle regole in modo da evitare irreversibili conseguenze.

Ed è per questo che nell’opera in questione, il capo tribù interpella il simbolico Dio Ganesh (realizzato nell’ultima scena del carro), che nella sua rappresentazione è caratterizzato da numerosi simbolismi tra cui il simbolo beneaugurante di forza, coraggio intellettuale e saggezza.

Caratteristiche sono anche le sue grandi orecchie, pronte a separare il bene dal male, ascoltando le richieste di chi lo chiama in causa. Fra tutti i simbolismi, il principale è la sua forza nello schiacciare un topo (mouse nella loro rappresentazione), ritenuto artefice di tale dipendenza.

Inoltre, l’opera sarà arricchita da scenografie e simboli inserite nella tastiera ed utili alla comunicazione.

Bozzetto 2020