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tradizione, cultura, divertimento

Foto Sebastiano Barbagallo

Il Carnevale e’ il lungo periodo festivo che precede il digiuno quaresimale nei paesi a tradizione cattolica. Si e’ creduto per molto tempo che l’origine del termine “carnevale” fosse derivato da “carne levare”. L’opinione piu’ diffusa e’ invece che il carnevale rappresenti un adattamento cristiano di antiche cerimonie purificatrici pagane.

La ricostruzione storica del carnevale, in una citta’ come Acireale, e’ alquanto complessa. Le prime notizie su presunti festeggiamenti del carnevale nella terra di Jaci risalgono al 1594, come si evince da un mandato di pagamento ordinato dai Giurati a favore dei Cappuccini per le “festi di carnilivari” (mandati di pagamento, vol. II, 1586-1595, libro 6 foglio 72v).

Un documento risalente al 1612 prova addirittura che durante il carnevale acese vi era l’abitudine di giocare tirando arance e limoni. Infatti in tale documento è bandita questa possibilità, ma la popolazione acese continuo’ in tale pratica ancora per molti anni, così come risulta da altri documenti. Questa abitudine e’ ancora presente ad Ivrea, dove durante il carnevale si svolge la conosciutissima “battaglia delle arance”.

Nel XVII secolo in Sicilia si ha la comparsa di una maschera con caratteristiche ben definite: l’Abbatazzu, chiamato anche Pueta Minutizzu. La persona mimava nobili o ecclesiastici, portando un grosso libro, da cui facendo finta di leggere, sentenziava battute satiriche e sfottenti.

Dal libro del Sac. Cherubino Alliotta , “Le Tre Corone” stampato in occasione del sisma del 1693 , apprendiamo di un voto promesso dalla citta di Aci, con tanto di atto notarile di “ più non vestirsi mai mascherati nel Carnovale, nemmeno nelle festività de’ SS.Pietro e Paolo, e di S. Sebastiano”, questo passaggio ci fa capire che durante le giornate di Carnevale era usanza mascherarsi ma cio’ segna anche la linea di frattura fra il carnevale acese del ‘600 e quello che sorgera’ nel ‘700.

Nel XVIII secolo la tradizione venne ripresa. Spuntano altre maschere, ed all’Abbatazzu si affiancano i Baruni con l’intento di prendere in giro l’aristocrazia: difatti la maschera era costruita da un costume rassomigliante ad un abito nobiliare ma chiaramente irridente. Altra maschera erano i Manti, costume con molti fronzoli che aveva il solo scopo di far mantenere l’anonimato a chi l’indossava.

Foto Sebastiano Barbagallo

Sempre dai Regolamenti di Polizia urbana e rurale si apprende che a metà 800 “ A Carnevale erano puniti tutti coloro che buttavano addosso agli altri crusca, farina o cenere, all’infuori di confetti di piccolissima taglia” (cit Prof Antonio Patane’). Con l’amministrazione del Cav. Giuseppe Grassi Russo detto “Sole”, 1876, iniziarono i balli popolari in Piazza Duomo e la cerimonia della cremazione di Carnevale. Tutta l’aristocrazia e l’alta borghesia scese in piazza per iniziare quell’usanza che ancora e’ viva. “Quadriglie nell’elegante salotto che e’ piazza Duomo mentre la banda suonava le mazurche ed i valzer lenti tanto cari ai nostri nonni. Carnevale l’ultima sera, scendeva sopra il carro infiorato e gli facevan corona i suoi figli. Grasso e gonfio di cibi prelibati e di vino buono era il re della baldoria. In piazza, mentre ballabili travolgenti incalzavano, il tondo eroe fumava l’ultimo sigaro e schizzava fuoco. Le girandole ruotavano luminose, i petardi scoppiavano fragorosi e Carnevale e famiglia morivano”. (cit. dott’ Alfio Fichera “Il Popolo di Sicilia ” 09 febbraio 1933).

Il XXI secolo e’ il secolo della cassariata, cioe’ la sfilata delle carrozze (landaus) dei nobili che lanciavano alla gente dei confetti multicolori. Successivamente tali landaus con i nobili proprietari vennero “scalzati” dalla cartapesta.
Nel 1880 ad Acireale si costruiscono i primi carri di cartapesta. Da allora fino ai nostri giorni Acireale ha mantenuto questa tradizione avvalendosi di vari cantieri portati avanti da volenterosi artigiani che hanno realizzato carri sempre piu’ curati.

Nell’anno 1928 reggeva le sorti del comune il Commissario Prefettizio dott. Vaccaro , distinto funzionario della prefettura di Catania. Incerto era il Commissario Vaccaro se togliere o no dal magro bilancio comunale l’onere della spesa dei festeggiamenti carnascialeschi, che ammontava a poche migliaia di lire. Vaccaro riunì nel suo gabinetto alcuni “volenterosi” tra cui il dott. Fichera e Peppino Zappalà con l’incarico di spendere la somma come meglio si poteva per quell’anno, gettando le basi per organizzare l’edizione del I° Carnevalone anno 1929. Un tocco di gentilezza nel Carnevale di Acireale appare nel lontano 1930 quando per la prima volta furono allestite delle autovetture ricoperte di fiori, tra le quali quelle del Podesta’ Cav. Carlo Grassi, presidente dell’Ente Autonomo di Cura, Soggiorno e Turismo di Acireale. Nel 1929 quindi il carattere di spontaneità e di iniziativa privata lascia il posto all’organizzazione istituzionalizzata: infatti l’onere di organizzare il carnevale è sostenuto da quest’anno dall’Azienda autonoma della Stazione di cura di Acireale.

Nel Febbraio del 1948, dopo la tragica parentesi della guerra, torna sulle strade di Acireale il Carnevale organizzato dall’Azienda di Cura , dal settimanale “Libera Parola” che offre un contributo di 400.000 £ e dalla collaborazione del “Circolo Universitario”. Il programma e’ costituito da un “Palio” disputato presso il campo sportivi ai Cappuccini ovvero una corsa con tredici asini cavalcati da giovani universitari, la sfilata di un carro con tre macchine infiorate e l’immancabile ballo al Municipio.

Scrive il dott. Alfio Fichera:” C’e tanta tristezza in questi giorni incerti, che i festeggiamenti acesi sono come una parentesi di luce nel grigiore uniforme in cui viviamo, un riposo, un evadere dalla prigionia dei nostri pensieri; un’ebrezza breve, come quella che dà un calice di buon vino dalla spuma bionda e profumata, una volta sola ogni anno, una sola volta, quando per i cieli passa un sentore di primavera, che si approssima con passo di danza e riscalda la giornata con tiepido sole…Bentornato Carnevale, il più bel Carnevale di Sicilia, come a buon diritto ti chiamano, ben tornato!….” (Il Risveglio, Acireale 1944-1960).

Nel dopoguerra, con la ripresa economica del paese ed il boom industriale degli anni 50, si ha la creazione del “soggetto” infiorato posto sulle autovetture del tempo.

Foto Sebastiano Barbagallo

Con fantasia personale ed un tocco di maestria, i partecipanti al concorso curavano e realizzavano i loro “soggetti”, precedentemente progettati. Ferro, legno, reti metalliche e successivamente polistirolo, erano alla base della struttura alla quale in ultimo si applicava l’elemento decorativo floreale. L’esperienza, la fantasia e l’antagonismo dei costruttori, aumentarono la maestosità e la complessità dei “soggetti”, che via via richiesero l’apporto di una struttura indipendente da trainare. Nello stesso periodo movimenti casuali di alcune parti delle strutture infiorate dovute al vento o agli spostamenti fecero nascere l’idea del movimento manuale o meccanico pilotato, di alcune parti della struttura infiorata. Ai giorni nostri, sebbene esistano ancora “soggetti a traino” delle dimensioni di un tempo, ad essi si sono affiancati dei veri e propri carri infiorati , che non sono da meno, per la tecnica, elaborazione e bellezza, ai carri di cartapesta, vanto del “Piu bel Carnevale di Sicilia” (articolo di RealCarnevale – Logos –  di Aurelio Grasso , Katia Trovato e Santo Bella – anno 1995.). Sempre negli anni ’50 – ’60 ai carri allegorici ed alle macchine infiorate, si affiancano dei mini-carri, detti “lilliput”, a bordo dei quali trova posto un bambino. In questi anni fanno storia a se’ alcuni personaggi che con il loro spirito e con stupefacenti mascherate hanno lasciato un segno indelebile nella storia del carnevale acese, cioè: Cola Taddazza e Quadaredda, dei quali il successore piu’ degno, in epoca posteriore, fu Ciccitto.

Dal 1970 al 1995 “il piu’ bel Carnevale di Sicilia”, si perfeziona e si assesta, diventando sempre piu’ imponente e soprattutto affinandosi nella costruzione di Carri allegorici (sempre piu’ sofisticati e colorati) e Carri infiorati (sempre piu’ mastodontici), che raggiungono un livello d’importanza pari ai primi. Nel 1996 Acireale, per la prima volta, ha la lotteria nazionale assieme a Viareggio e Putignano. Questa e’ l’occasione affinche’ “Il piu’ bel Carnevale di Sicilia” acquisti una dimensione nazionale.

*Ringraziamo Seby Pittera per il supporto datoci.

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